Brutto risveglio dopo i sorrisi del 2007 per il Gruppo torinese. In febbraio la Fiat nel suo insieme ha perso una quota sostanziosa di mercato (-1,3 punti percentuali) passando dal 32,5% dello scorso febbraio al 31,16% di oggi. Si tratta di una perdita complessiva di 5.780 vetture immatricolate in meno, perse soprattutto da Alfa romeo (-60,21%) e da Lancia (-12,76%). Tiene complessivamente il marchio Fiat, che chiude febbraio con un -0,15%, tutto sommato buono se si pensa che il mercato nel suo insieme ha segnato a febbraio un calo del 3,91%. La ragione sarebbe tutta nel blocco di due mesi degli impianti di Pomigliano e nel fermo della produzione dei motori Multijet a causa di un problema nello stabilimento estero, che ha costretto a rallentare la consegna di molte vetture.
Quello che però preoccupa di più vertici e azionisti Fiat è il crollo del titolo Fiatin Borsa, che da 17,7euro del 28 dicembre è sceso fino ai 13,08 euro del 4 marzo. Marchionne e Montezemolo hanno dato la colpa alla situazione politica del Paese, rilevando come in presenza di una tornata elettorale il mercato italiano segni sempre una fase di calma. Marchionne comunque dispensa ottimismo e a Ginevra ha affermato che "la Borsa non sempre segue i percorsi dei prodotti. Sono convinto che entro il primo semestre recupereremo i ritardi accumulati per le soste dovute a ragioni tecniche". A conferma delle sue ragioni ha portato le forti richieste registrate dalla 500 (190.000 unità rispetto alle 120.000 preventivate) e la buona accoglienza della Lancia Delta al Salone di Ginevra.
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