Conti in nero e futuro altrettanto nero. Salvo imprevisti
7/02/2009
Sergio Marchionne non ha usato giri di parole per definire il futuro del
Gruppo torinese: “ci troviamo davanti a uno degli anni più difficili della
nostra storia” ha detto durante la seduta del Consiglio di amministrazione per
l’approvazione del bilancio 2008. Un presagio il suo dettato soprattutto dalle
cifre dell’ultimo trimestre del 2008, con il crollo del fatturato del Gruppo
Fiat del 17,2%, e di quello del’auto del 21% (-19% nel quarto trimestre), cifre
che non lasciano ben sperare per il futuro prossimo. Da qui la decisione di non
dare nessun dividendo per quest’anno (tranne che per le azioni di risparmio) e
di bloccare l’acquisto di azioni proprie.
I conti Fiat nonostante tutto hanno tenuto, anche se nel 2008 sono saliti i
debiti (5,9 miliardi) e l’utile è calato. Il comparto dell’auto tuttavia ha
chiuso positivamente l’anno con un fatturato di 29,380 miliardi di euro
rispetto ai 29,015 del 2007 (pari a circa metà del fatturato globale del
Gruppo, che è stato di 59,38 miliardi di euro, pari a un utile netto di 1,71
miliardi). Non male rispetto a molti concorrenti anche l’utile di 65 milioni di
euro del Fiat Group Automobiles, inferiore comunque ai 96 milioni di euro
dell’utile registrato dalla Ferrari…
Il futuro, secondo
Marchionne, dipenderà in gran parte dagli aiuti governativi. Le sue previsioni funeree
sono infatti state redatte in uno scenario che non prevede aiuti. “In questo
quadro terribile, Fiat è un’azienda sana, ma questa crisi cambierà per sempre
il nostro modo di fare business” ha ribadito l’AD del Gruppo torinese. Che
smentisce, tra l’altro, l’ipotesi di un eventuale aumento di capitale
finalizzato ad accordi con altri costruttori, Peugeot e Bmw in particolare.
Anche se un accordo con un costruttore europeo è in discussione e dovrebbe
essere concluso entro l’anno.
Resta confermata invece l’intesa con Chrysler, considerata
strategica per Torino, anche perché una volta firmato l’accordo definitivo,
Marchionne prenderà posto nel Consiglio di amministrazione del colosso Usa. Il
patto con Chrysler però avrà un seguito a condizione che il Gruppo Usa riesca
ad ottenere i finanziamenti federali. Per riuscirci, Chrysler deve convincere
il Governo stilando un piano di ristrutturazione realistico entro il 17
febbraio. E tra le condizioni richieste c’è la riduzione di due terzi del
debito maturato. Il patto con Fiat inoltre non piace a tutti nel Congresso Usa,
e già si sono alzate voci che chiedono la restituzione del prestito qualora
Fiat entrasse nel capitale Chrysler acquistando una quota di controllo. Insomma:
ok per i soldi a Detroit, ma non al Lingotto. La partita è ancora aperta.
Secondo quanto affermato da Montezemolo, l’accordo con Chrysler “non è un
contratto, ma un’intesa non definitiva e non vincolante, sottintendendo con
questa affermazione che Fiat non ha intenzione di fermarsi all’accordo con
Chrysler. “Dialoghiamo con tutti” ha detto il Presidente Fiat.