Continua la crisi dell’auto
Usa e Ford deve rivedere le stime per il 2008 al ribasso sperando di
raggiungere il pareggio nel 2009. La crescita frenetica dei prezzi del petrolio,
con la benzina a un dollaro al litro, e delle materie prime, acciaio in testa,
sono la causa principale di questa situazione.
Le attese per il 2008 infatti
prevedevano una ripresa per i modelli più economici e un calo per i fuoristrada
più grossi, ma nessuno ai piani alti del colosso Usa si aspettava un
cambiamento così repentino dei gusti dei consumatori che di colpo hanno
penalizzato le vetture a maggiore consumo di benzina e fatto schizzare verso
l’alo quelle delle conpatte (+33% nei primi quattro mesi).
Da gennaio ad aprile,
invece, il mercato dei Suv è crollato del 29% e anche Ford è stata costretta ad
annunciare un ulteriore taglio alla produzione dei modelli più assetati di
benzina. Il problema riguarda tutti i produttori di Suv, ma per Ford è ancora più
grave in quanto nel suo mix di prodotti i fuoristrada rappresentano quasi il
70% del totale.
Ma non è finita: dopo i Suv sarà la volta dei
dipendenti. Non potendo più licenziare per non trovarsi senza manodopera (ne ha
già mandati a casa 11.000 dal 2005), il vice presidente Jim Farley ha
annunciato ai lavoratori la possibilità di tagliare i loro stipendi fino a un
massimo del 12%, chiamando tutti a dare il proprio contributo nello sforzo
congiunto di superare questo brutto momento