Chung
Mong-Koo, padre padrone del Gruppo Hyundai (già condannato a tre anni di
carcere per appropriazione indebita e falso in bilancio, poi assolto per evitare
danni economici al suo Gruppo e al Paese) è stato contestato per pratiche poco
trasparenti dal maggiore fondo statale coreano National Pension Service, l’investitore
più grande del Paese oltre che azionista Hyundai al 4,6%.
I responsabili del
fondo hanno infatti votato contro la sua rielezione a presidente del Gruppo
automobilistico. Una decisione clamorosa in un Paese molto rispettoso dei ruoli
di comando e della proprietà e dagli esiti imprevedibili. Soprattutto dopo che
è stata resa pubblica la decisione di Toyota di entrare con il proprio marchio
nel mercato coreano.