Dopo una settimana di ripensamenti Opel torna sui suoi passi e prosegue la “telenovela” con il Lingotto per un eventuale fusione che dovrebbe salvarla dal fallimento. Improvvisamente, quindi, i giochi si sono riaperti e la partita italo-tedesca tecnicamente non si è ancora chiusa.
Del resto lo stesso Marchionne è stato chiaro al riguardo (“il nostro interesse per Opel rimane”), ribadendo quanto annunciato da un comunicato stampa il venerdì prima del ponte di inizio giugno nel quale si dice che “Fiat riafferma la propria determinazione a perseguire il suo obiettivo strategico di partecipare al processo di consolidamento del settore automobilistico in Europa, e considera la potenziale fusione con Opel un eccellente strumento per dare luogo alla costituzione del secondo produttore automobilistico in Europa con una presenza geografica globale e tutte le risorse tecniche, manageriali e finanziarie necessarie per competere nell’attuale contesto di mercato”
Il piano proposto da Fiat limiterebbe infatti i costi sociali del processo di integrazione ed al tempo stesso consentirebbe di ottenere significative sinergie attraverso la condivisione di piattaforme, componenti, motori e trasmissioni rispetto a quello proposto dalla concorrente Magna.
“La ricerca di un partner per Opel, iniziata da General Motors e che ha poi coinvolto il Governo Tedesco a causa della richiesta di sostegno finanziario, è stato un processo complicato e difficile” ha detto Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di Fiat S.p.A.. “Siamo coinvolti in queste attività da un certo numero di settimane ed abbiamo cercato di soddisfare in maniera responsabile le richieste che provenivano dalle varie parti interessate al processo di selezione. Le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente dal momento che non eravamo stati informati di certi dati ed informazioni finanziarie chiave che consideriamo essenziali per la formulazione di un’offerta di fusione seria. Data la natura del processo e la sua durata estremamente limitata, Fiat non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa Opel e poter così formulare un’offerta di fusione che tenga in considerazione sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat”.
“Le richieste dell’ultima ora costringerebbero, fra l’altro, Fiat a sostenere finanziariamente Opel nell’immediato, mentre il Governo Tedesco determina i tempi e le altre condizioni del finanziamento ponte, esponendo così Fiat a rischi non necessari e irragionevoli” ha detto ancora Marchionne. “Non è infatti ragionevole ritenere che Fiat, dopo aver fatto una prudente valutazione di business ed una attenta considerazione dei propri interessi, possa finanziare un Gruppo le cui condizioni finanziarie allo stato rimangono ignote. ll poco tempo fra questa richiesta e la data entro cui deve essere assunto il relativo impegno non consente poi che si possano completare le usuali attività di due diligence”.
“Rimaniamo impegnati a cercare di trovare modi per venire incontro alle richieste di General Motors e del Governo Tedesco,” continua Sergio Marchionne, “ma l’emergenza della situazione non può forzare Fiat ad assumere rischi del tutto inusuali. Abbiamo già offerto di apportare le nostre attività automobilistiche senza debiti, in modo da conferire al nuovo Gruppo non solo una base patrimoniale solida ed assolutamente necessaria, ma anche i flussi di cassa derivanti da queste nostre attività che avrebbero aiutato a stabilizzare la situazione finanziaria del nuovo Gruppo durante la fase transitoria e nel successivo processo di integrazione. Di più non ci può essere richiesto. Ora dipende dal Governo tedesco.” conclude Marchionne.