La comunità di
appassionati dell’M3 non avrebbe dovuto aspettare a lungo. La successiva M3 lasciò
molto spazio alle discussioni quando fu presentata sotto forma di concept car
al Salone di Francoforte nel settembre del 1999. Sei mesi più tardi fu
presentata in anteprima mondiale al Salone di Ginevra.
La terza M3 era molto potente, larga eppure
elegante. Grazie a uno speciale spoiler frontale con fendinebbia integrati e
ampie prese d’aria, presentava un profilo significativamente diverso rispetto
agli altri modelli della BMW Serie 3. Il cofano motore, realizzato in
alluminio, era curvato al centro, formando un cupolino per dare spazio al
motore M3.
Il profilo
laterale della carrozzeria della M3, comprese le arcate passaruota, aveva
subito un allargamento di 20
mm, con prese d’aria e stemma M3 nei pannelli laterali
anteriori. Questo aspetto muscoloso era una conseguenza visibile
dell’ottimizzazione aerodinamica ed una caratteristica che creava un profilo
diverso da quello della Serie 3 Coupé. Esso veniva accompagnato da ruote
adeguatamente larghe della misura 225/45 ZR 18 davanti e 255/40 ZR 18 dietro.
L’imponente
aspetto di quest’atleta M ad alte prestazioni veniva sottolineato da
specchietti esterni M asferici, da finiture delle soglie laterali e da uno
spoiler posteriore ottimizzato aerodinamicamente. Qualsiasi guidatore che
ancora non si rendeva conto di quale auto l’avesse superato non avrebbe avuto
più dubbi che si trattava di una vettura M una volta visti i quattro terminali
di scarico del sistema a doppia camera.
Sedili sportivi
sviluppati in fabbrica con eccezionali caratteristiche ergonomiche fornivano un
insieme di supporto laterale e di capacità illimitata per viaggiare su lunghe
distanze. Oltre a diverse opzioni di regolazioni elettriche in tutte le
direzioni, veniva fornita in opzione anche la regolazione della larghezza della
seduta.
Nuovo sei cilindri con più potenza e più
coppia
Non ci si aspettava
niente di meno. Il cuore della nuova M3 era di nuovo un motore sei cilindri in
linea – il classico propulsore BMW. Come il suo predecessore, questo motore
completamente nuovo offriva molta coppia e ancora più potenza: tutto questo con
consumi di benzina e valori di emissioni relativamente inferiori.
Il motore M3
erogava la notevole potenza di 343 CV (252 kW) con una cilindrata di
esattamente 3.246 cc ad un regime di 7.900 giri/min. La coppia massima
raggiungeva i 365 Nm a 4.900 giri/min. Tutto ciò portava ad una potenza
specifica di 105 CV/litro, un valore che era stato raggiunto soltanto da poche
auto sportive ad alte prestazioni senza turbocompressore.
I punti salienti
del motore comprendevano una testata cilindri ottimizzata per quanto riguarda
l’attrito, con rulli delle camme per la
fasatura delle valvole. Il doppio VANOS per la fasatura variabile, conosciuto
negli altri modelli M, era stato ulteriormente ottimizzato. Il controllo elettronico
della valvola a farfalla aveva il compito di azionare le sei singole farfalle.
Esso comunicava direttamente con la centralina di controllo MSS 54 sviluppata
appositamente per l’M3. Questo sistema multiprocessore aveva due
microcontroller a 32 bit, due
coprocessori di fasatura, nonché una potenza di 25 milioni di calcoli al
secondo.
Tuttavia,
l’obiettivo principale nello sviluppo del nuovo motore M3 non era legato
semplicemente alla produzione di coppia ad ogni costo. L’obiettivo principale
era quello di generare spinta come indicazione della gestione ottimale della
potenziale potenza disponibile. La spinta si basava principalmente
sull’eccezionale coppia di questo motore, unita ad un rapporto finale
relativamente corto. La potenza disponibile poteva essere convertita in
accelerazione in modo molto più efficiente rispetto a quello di motori che
giravano a velocità inferiori. E ciò valeva per l’intero ventaglio di regimi.
Inoltre, il flusso dell’olio controllato dalla forza radiale garantiva una lubrificazione
ed un raffreddamento affidabili per il motore in percorrenza di curva e nelle
frenate brusche.
Qualche dato in
più dà un’idea delle prestazioni atletiche. L’M3 accelerava da zero a 100 km/h in appena 5,2
secondi e servivano soltanto 5,4 secondi per passare da 80 a 120 km/h in quarta marcia.
Un interruttore speciale, il controllo dinamico di marcia M, permetteva ai
guidatori anche di scegliere tra risposte di motore sportive e “high-comfort”.
Prima mondiale sulla M3: bloccaggio
variabile del differenziale M
Questa curva di
prestazioni sofisticata ma potente poteva essere facilmente trasferita sulla
strada con il cambio manuale a sei marce. Il bloccaggio variabile del
differenziale M veniva usato per la prima volta nella M3 per fornire un
supporto efficace.
Il bloccaggio del differenziale può distribuire livelli diversi di forza
motrice alle singole ruote motrici posteriori, a seconda di quale ruota dispone
al momento della migliore trazione. La caratteristica speciale del bloccaggio
variabile del differenziale M era che registrava le diverse velocità di
rotazione invece della differente coppia delle ruote posteriori destra e
sinistra come nei sistemi convenzionali. La differenza delle velocità di
rotazione veniva compensata dal sistema di bloccaggio limitato che conteneva un
olio viscosa in modo da assicurare un’adeguata spinta in avanti. Questo sistema
offriva un effetto di bloccaggio dallo 0 al 100 percento. Ciò portava al
guidatore dell’M3 un tangibile vantaggio quando doveva uscire da difficili situazioni
e durante la guida sportiva sul misto.
Il telaio
sportivo M della M3 fu messo alla prova molte volte durante competizioni
internazionali e fu sottoposto ad ulteriori sviluppi. Il telaio assicurava una
tenuta di strada eccezionale e questa automobile doveva anche difendere la sua
fama di “Best Handling Car”. Gli ingegneri della BMW M misero in atto molte
idee per far sì che la vettura fosse in grado di affrontare al limite qualsiasi
genere di manovra: un elevato livello di rigidità e riduzione delle masse non
sospese, insieme ad una immediatezza delle prestazioni senza rivali in questa
classe. Tanta potenza necessitava di un’eccellente forza frenante. Per questo
motivo l'M3 fu dotato di un impianto frenante robusto e ad alte prestazioni con
freni compositi flottanti e dischi perforati.
La M3 Cabrio
La nuova M3 Coupé era
appena stata lanciata con successo quando una seconda attraente versione si
faceva notare: nella primavera del 2001 fu lanciata la nuova M3 Cabrio, una
quattro posti premium, sportiva e scoperta. Sebbene quest’auto fosse identica
alla M3 Coupé fino al montante “A”, risultava una vettura assolutamente
diversa. La particolare linea di cintura ed il carattere di una cabrio la
resero anche più larga e più potente e l’impressione che si aveva della M3
Cabrio era più muscolare, piatta e larga.
Naturalmente,
tutte le caratteristiche tipiche della M furono integrate nella M3 Cabrio, come
un potente motore aspirato da 252 kW/343 CV ad elevati regimi di rotazione, un
telaio M perfettamente messo a punto, il differenziale M, i freni M ad alte
prestazioni ed elementi indipendenti di design tipicamente M con la consueta
qualità della Serie 3 Cabrio. Altre caratteristiche erano costituite da sedili
sportivi con regolazione elettrica e sistema integrato di cinture di sicurezza,
nonché un alloggiamento per la capote ed un elevato livello di sicurezza
raggiunto grazie alla massima rigidità della carrozzeria ed a un sistema di
protezione contro i ribaltamenti di serie.
L’atmosfera
interna era ancora più lussuosa rispetto al modello precedente, che già aveva
ottenuto un notevole successo in un mercato di nicchia. E la M3 Cabrio, con la
sua velocità massima di 250
km/h, aveva una notevole potenza. Impiegava appena 5,5
secondi per scattare da zero a 100
km/h e 5,9 secondi per riprendere da 80 a 120 km/h in quarta marcia.
Il consumo medio si fermava a 12,1 litri/100 km.
L’M3 GTR per le gare in USA: la più
potente M3 di sempre
Nel frattempo, un’M3
piuttosto diversa stava facendo scalpore negli Stati Uniti. Nel 2001, si
abbassò la prima bandiera a scacchi sulla nuova BMW M3 GTR con motore V8 da 450
CV. La più potente M3 in assoluto stabiliva così un nuovo benchmark nella
classe GT della Le Mans Series americana (ALMS) con il suo motore quattro litri
e con quattro vetture iscritte al campionato. Il Team BMW Motorsport iscrisse
due auto sotto la gestione di Charly Lamm, mentre il Team americano BMW PTG,
diretto da Tom Milner, di origine tedesca, ne iscrisse altre due. La coupé
ottenne sette vittorie in dieci gare, con sei pole position. Il pilota
ufficiale Jörg Müller vinse il Campionato piloti nella classe GT, BMW
Motorsport colse la vittoria nella classifica a squadre, mentre BMW vinse il
Campionato costruttori nel più importante mercato di esportazione dell’azienda.
A partire dal
febbraio 2002, la versione stradale di questa sportiva purosangue, depotenziata
da 330 kW/450 CV a 258 kW/350 CV, poteva anche essere acquistata al prezzo di
circa 250 mila euro. L’ingegnerizzazione della versione stradale era
strettamente basata su quella dell’auto da corsa. Un motore V8 ad alte
prestazioni, dotato di pompa a secco, beneficiava di un ulteriore
raffreddamento, grazie a prese d’aria supplementari sul cofano. L’auto era
dotata anche di un cambio manuale a sei velocità, insieme ad una frizione a
doppio disco come quella usata nella versione da gara. Il tetto, l’ala
posteriore e gli spoiler anteriore e posteriore erano realizzati in plastica
rinforzata con fibra di carbonio per risparmiare peso.
Seconda generazione del cambio sequenziale
M: arrivano le palette dietro il volante
L’avanzato sviluppo del
progetto M3 non era per niente finito. Il successivo elemento di spicco seguì
dopo pochi mesi, con la stessa dinamicità propria di queste auto: il cambio
sequenziale M (SMG) che aveva portato alla quasi perfezione la seconda
generazione dell’M3. Le levette al volante attivavano l’SMG per cambiare marcia
con grande rapidità. Il guidatore poteva tenere premuto l’acceleratore mentre
cambiava. L’elettronica interrompeva la
potenza del motore per pochi millisecondi, la centralina cambiava marcia e
chiudeva e riapriva la frizione mediante un sistema idraulico automatico.
Questa seconda generazione del cambio SMG forniva grandi prestazioni grazie ad
interruzioni della potenza ancora più brevi: la velocità massima di cambiata
era di appena 80 millisecondi. Virtualmente, nessuno pilota avrebbe potuto
cambiare marcia in maniera tanta rapida usando un cambio manuale. Il sistema
Drivelogic offriva ai guidatori della M3 anche l’opzione di cambio marcia
manuale sequenziale con sei diversi programmi per soddisfare i diversi stili di
guida – da cambio dinamico equilibrato a quello decisamente sportivo. Inoltre,
il programma S6 poteva essere selezionato se il sistema DSC (controllo dinamico
della stabilità), fornito di serie sull’M3, veniva disinserito. L’SMG, allora,
cambiava marcia con tempi simili a quelli di un’auto da corsa.
M3 CSL
Nel 2003, BMW lanciò sul
mercato la versione di serie di una concept car, che aveva già fatto scalpore
nel 2001 in
occasione del Salone dell'auto di Francoforte: la BMW M3 CSL. Le iniziali
stavano per Coupé, Sport e Lightweight: una tradizione BMW che risaliva agli
anni Trenta, quando nacque la leggendaria BMW 328 Mille Miglia Touring Coupé.
Lo scopo del progetto di questo veicolo non fu un dimagrimento radicale
consistente nell’eliminazione di singoli componenti, ma un’intelligente
riduzione dei pesi utilizzando, nei punti giusti, i materiali più idonei.
Gli esperti riuscirono ad alleggerire la BMW M3 di oltre 110 chilogrammi,
così che la versione CSL
potesse pesare appena 1.385
chilogrammi. Anche il motore fu rivisto e, in questa
versione, portato a sviluppare 256 kW/360 CV. Ciò portò ad un rapporto
peso/potenza di appena 3,85
kg per cavallo – un valore sensazionale che conferiva
alla BMW M3 CSL ancora maggiore agilità rispetto alla BMW M3 di serie. La
classica accelerazione da zero a 100 km/h richiedeva appena 4,9 secondi, mentre
l’accelerazione da zero a 200
km/h avveniva in soltanto 16,8 secondi. La velocità
massima, limitata elettronicamente, era di 250 km/h.
Track Mode M
Il ‘Track Mode M’
rappresentava una chicca speciale per piloti con aspirazioni corsaiole. Questa
funzione del DSC (controllo dinamico della stabilità) era elaborata su misura
per la guida in pista e doveva essere attivata volontariamente dal guidatore,
premendo un pulsante sul volante. Il sistema interveniva soltanto quando
l’automobile veniva guidata al limite. In tal modo, il Track Mode M permetteva
ad ambiziosi piloti non professionisti di affrontare le curve al limite in
tutta sicurezza.
Materiali innovativi nel punto giusto
La costruzione leggera
intelligente della M3 CSL creava un effetto particolarmente significativo con
il tetto realizzato in plastica rinforzata con fibra di carbonio (CRP) per dare
un avvincente profilo visivo. Questo grande componente era costruito da
specialisti nello stabilimento BMW di Landshut. Non era soltanto più leggero di
sei chilogrammi rispetto al tetto convenzionale, ma la sua posizione elevata
riduceva anche il baricentro della vettura. Gli ingegneri della BMW M
sottoposero quasi ogni componente dell’M3 ad un test di peso e integrarono
ognuno di essi usando i materiali più idonei per raggiungere lo scopo. Furono
usate materie plastiche rinforzate con fibra di vetro provenienti
dall’industria aerospaziale, per esempio il composito termoplastico per la
struttura del vano di carico e del fissaggio per il paraurti posteriore, o il
pannello a nido d’ape per il fondo del bagagliaio. Come l’M3, anche l’M3 CSL
aveva un cofano del vano motore in alluminio, mentre il lunotto posteriore era
in vetro molto sottile.
2004 e 2005: la M3 GTR domina al
Nürburgring
Undici anni dopo la
vittoria della prima BMW M3 GTR in Europa, la nuova generazione M3 GTR si
schierava nuovamente in pista nel 2009. Due di queste auto da corsa con motore
otto cilindri si allinearono sulla griglia di partenza per La 24 Ore di Spa-Francorchamps
(Belgio) e al Nürburgring. Il risultato fu una vittoria di classe in Belgio e
due doppiette sul leggendario circuito tedesco dell’Eifel.
Concept Car 2007: il saluto della nuova M3
Sette anni dopo l’inizio
delle vendite, la M3 non era diventata affatto un’auto vecchia, ma nel panorama
sportivo in rapida evoluzione cominciava pur sempre a sentire la sua età. In
occasione del 77° Salone dell’Auto di Ginevra, BMW indicò la strada da seguire
per il futuro. La concept car presentata al pubblico per la prima volta nella
primavera del 2007 dava l’impressione di come sarebbe potuta essere una futura BMW
M3. Il design di base della BMW M3 Concept Car seguiva linee tradizionali ed
era basata sull'attuale BMW Serie 3 Coupé.
Tuttavia, soltanto alcuni componenti erano stati trasferiti direttamente dal
modello di serie. Essi comprendevano i proiettori e le luci posteriori, nonché
le due porte e il cofano del bagagliaio come unici elementi della carrozzeria.
Il coperchio del vano motore, in alluminio, presentava ancora una volta una
grande protuberanza. Con le prese d’aria posizionate sui fianchi, essa indicava
l’elevato potenziale che ci si doveva aspettare dal motore di una BMW M3.
Inoltre, questi elementi annunciavano una novità. L'M3 Concept era spinta da un
motore otto cilindri piuttosto che da uno a sei cilindri. Fin dall’inizio, era
un segreto a tutti noto che un motore di questa natura era stato concepito
anche per la successiva auto di serie.
Quarta generazione della BMW M3: motore
otto cilindri da 420 CV
La quarta generazione
della BMW M3 fece il suo vero debutto alcuni mesi più tardi e comprendeva tutto
ciò che era stato promesso dalla concept car. A parte alcuni componenti, la
veloce coupé era un veicolo completamente riprogettato. Il nuovo propulsore era
un imponente V8 per garantire eccezionali prestazioni e una sportività
dinamica. Il nuovo motore erogava una potenza di 309 kW/420 CV con una
cilindrata di 3.999 cc ed una coppia massima di 400 Nm. Di conseguenza, la
nuova BMW M3 garantiva prestazioni eccezionali. Accelerava da zero a 100 km/h in appena 4,8
secondi, raggiungendo la velocità massima di 250 km/h, limitata
elettronicamente.
L’otto cilindri
doveva la sua caratteristica di maggiore spicco alla potenza specifica, tipica
della BMW M. Il V8 raggiungeva il regime massimo a 8.400 giri/min. Chiunque
avesse usato il pedale dell’acceleratore avrebbe sperimentato la gioia di una
spinta impressionante. Allo stesso tempo, i consumi del nuovo V8 ad alte
prestazioni erano quasi modesti, con una media di 12,4 litri/100 km.
Questo valore
favorevole era dovuto in gran parte alla gestione intelligente dell’energia. La
rigenerazione dell’energia frenante contribuiva ulteriormente all’efficienza
del propulsore. La generazione di elettricità per i servizi di bordo si
concentrava sulle fasi di rilascio e di frenata, mentre durante le fasi di
trazione, la dinamo era generalmente scollegata. A parte la generazione di
elettricità particolarmente efficiente, questa procedura portava anche alla
maggiore disponibilità di spinta per l’accelerazione.
Il telaio leggero
Il telaio della nuova BMW
M3 fu creato sulla base delle sospensioni della BMW Serie 3 Coupé, sebbene
quasi tutti i componenti fossero stati riprogettati. A parte l’armonizzazione
con le forze motrici significativamente maggiori, l’obiettivo complessivo era
di ridurre di molto il peso. L’avantreno fu progettato con doppi bracci e virtualmente
tutti i suoi componenti realizzati in alluminio. Anche la sospensione
posteriore a cinque bracci presentava una costruzione leggera e fu
completamente riprogettata a parte un braccetto, in quest’ultimo caso con un
risparmio di peso di 2,5
chilogrammi.
Gli ingegneri della BMW M GmbH riuscirono a risparmiare altro peso nel sistema
frenante ad alte prestazioni con dischi compositi. Il nuovo differenziale
posteriore della BMW M3 fu dotato del bloccaggio variabile M, che poteva
fornire fino al 100 percento di bloccaggio e quindi assicurare trazione
ottimale anche in situazioni molto impegnative. Il telaio leggero era
coadiuvato dal sistema di sterzo Servotronic, da un sistema frenante ad alte
prestazioni con dischi ventilati e con il DCS (sistema di controllo dinamico
della stabilità) gestito elettronicamente. La nuova BMW M3 aveva anche
l’opzione del controllo elettronico degli ammortizzatori (EDC).
L’elettronica e gli stili individuali di
guida
Mentre il telaio di nuovo
sviluppo della BMW M3 offriva ai guidatori ambiziosi una piattaforma
eccezionale, l’automobilista particolarmente sportivo poteva utilizzare i
controlli elettronici per armonizzare la coupé con ancora più precisione al
proprio stile di guida. Per esempio, il controllo dinamico della stabilità
poteva essere immediatamente disattivato. Il concetto di controllo iDrive
poteva anche essere usato per preselezionare il livello del supporto alla
sterzata Servotronic. Il controllo elettronico degli ammortizzatori, opzionale,
permetteva di regolare e ottimizzare l’escursione e la resistenza degli
ammortizzatori in curva e durante accelerazioni e frenate, migliorando
ulteriormente il comportamento dinamico. Questo sistema presentava tre
possibilità di selezione premendo un solo pulsante. Tre mappature di controllo
dell’iniezione erano disponibili per la gestione del motore e queste
modificavano in maniera significativa la risposta del motore.
Il tetto in fibra di carbonio
Il tetto era l’immagine
stessa della tecnologia avanzata portata nella nuova BMW M3. Questo componente
della carrozzeria era realizzato in plastica rinforzata con fibra di carbonio
(CRP). L’aspetto interessante era nel fatto che la struttura delle fibre del
materiale restava visibile, coperta soltanto da una vernice trasparente. A parte
l’aspetto esclusivo, l’attributo principale del tetto in CRP forniva un
decisivo vantaggio tecnico. Pesava notevolmente meno di un tetto in acciaio.
Ciò non solo riduceva il peso totale del veicolo, ma questo risparmio in peso
nel punto più alto della carrozzeria ne abbassava significativamente il
baricentro, ottimizzando quindi le prestazioni in curva.
Debutto con fuochi di artificio: la
berlina e la cabrio seguirono dopo pochi mesi
Nel giro di otto mesi, BMW
scatenò veri fuochi di artificio M3. Nell’autunno del 2007, la berlina cinque
posti si affiancò sulla linea di produzione alla coupé quattro posti. Appena in
tempo per la bella stagione 2008, seguì l’M3 Cabrio. Ciò avveniva ad un solo
anno dalla prima mondiale della concept car al Salone dell’Auto di Ginevra. La
conseguenza fu che nell’esercizio 2008 BMW M GmbH ottenne il suo secondo
migliore risultato nei trent’anni della storia dell’azienda. La BMW M3 in
particolare era il volano per questo sviluppo positivo.
Nel primo anno intero di produzione, furono vendute in tutto il mondo quasi
18.000 unità dell’M3. Un gran numero di premi e di test riusciti dettero ai
clienti la conferma di aver comprato la macchina giusta. Come il suo
predecessore a sei cilindri, il motore V8 montato nell’M3 guadagnò diverse
volte il prestigioso titolo di “International Engine of the Year” e l’auto fu
ripetutamente votata “Sportiest Saloon of the Year”.
2008: M DKG con Drivelogic
BMW M GmbH presentò nel
2008 il primo cambio M a doppia frizione Drivelogic progettato per motori ad
alta velocità. Esso consentiva il cambio di marcia senza interruzione di
potenza e di trazione, mentre sette rapporti offrivano incrementi ottimali per
accelerazioni particolarmente dinamiche. Il nuovo cambio M a doppia frizione
con sistema Drivelogic rappresentava la quarta generazione, continuamente
migliorata, del cambio manuale robotizzato in una configurazione specifica M.
Esso veniva fornito con i modelli BMW M3 Coupé, BMW M3 Berlina e BMW M3 Cabrio.
L’M3 di nuovo sulle piste
Nel frattempo, la nuova M3 riparte anche
nelle competizioni. Il Direttore di BMW Motorsport Mario Theissen commentava
così l'iniziativa: “La sportività è senza dubbio nei geni del modello di serie
della BMW M3. È ciò che ci ha motivato a sviluppare una versione da gara di
questa vettura”. Come una M3 GT4 quasi di serie, essa permette a piloti privati
di vincere le gare e, come l’M3 GT2 con la capacità di coprire lunghe distanze,
essa viene usata per competere come vettura ufficiale. Nel maggio del 2010, la
nuova versione per le lunghe distanze da
500 CV ha vinto la maratona di 24 ore del Nürburging al suo primo tentativo.
La M GmbH ha
lanciato l’M3 GTS praticamente nello stesso momento. La coupé è indirizzata a
scuderie sportive ed è spinta da un motore V8 con maggiore cilindrata e
potenza. Essa è dotata anche di una preparazione specifica del cambio a sette
marce M DKG Drivelogic e di una tecnologia del telaio modificata, insieme a
miglioramenti strategici sia aerodinamici sia per quanto riguarda
l’alleggerimento. Il motore otto cilindri dell’M3 GTS è stato portato a 4.361
cc ed eroga 331 kW/450 CV; grazie ad un rapporto peso/potenza di soli 3,4
chilogrammi/cavallo, esso spinge con la massima disinvoltura la coupé. La BMW
M3 GTS è dotata di una configurazione di cambio e telaio ottimizzata per le
piste e accelera da zero a 100
km/h in appena 4,4 secondi. Lo sprint sui 1.000 metri viene
percorso da fermo in soltanto 22,5 secondi, mentre la velocità massima è di 305 km/h. I numeri sono
cambiati. Ma l’idea M3 resta la stessa anche dopo 25 anni.