La più avveniristica e innovativa delle concept degli ultimi anni sarebbe
frutto di un plagio eseguito da Bmw ai danni di uno stilista italiano, Giuseppe
Bianco, titolare di diversi marchi di moda Giovane. Si tratterebbe della GINA,
una delle più spettacolari concept car mai presentate, un’auto ideata dal
discusso Chris Bangle, premiata in Francia come la concept car più bella del
2008.
Argomento della denuncia-querela di contraffazione,
presentata da Bianco alla Procura di Roma (secondo gli articoli 473 e 474 del
codice penale e in base a quanto previsto dal cosiddetto 'codice della proprietà
industriale', definito dal decreto legge del 10 febbraio 2005, numero 30,
articolo 127) sarebbe il metodo di rivestimento in stoffa della GINA, acronimo
di Geometry and functions in 'n' adaptions. Un rivestimento brevettato nel 2005
dallo stesso Bianco che, grazie al suo esclusivo procedimento, si poteva
applicare sulla carrozzeria di auto e moto “rendendo i rivestimenti
impermeabili e resistenti agli agenti atmosferici”.
Bianco aveva esposto il suo prodotto al Motor Show di
Bologna nel 2006, ripreso anche da un servizio televisivo del Tg5, ma da allora
nessuno si era fatto avanti per acquistarne i diritti d’uso. Fino alla
presentazione della GINA Bmw nel 2008.
E’ allora che inizia la battaglia tra il piccolo inventore italiano e il
colosso teutonico. Proseguita con la
comunicazione alla sede legale della Bmw che Bianco è "titolare dei
diritti nascenti dal deposito di regolare domanda di registrazione per il
rivestimento di autovetture" e diffida l'azienda tedesca "a cessare
qualunque attività in contrasto con essi".