Ratan Tata ha ufficialmente richiesto al governo inglese 500 milioni di sterline per evitare il tracollo finanziario delle due controllate inglesi Jaguar e Land Rover e gli inevitabili licenziamenti che deriverebbero da quella condizione (le due aziende inglesi impiegano circa 15 mila dipendenti in tre fabbriche produttive e in due centri dedicati alla ricerca e allo sviluppo). Una cifra che il Governo inglese non sembra intenzionato a dare, soprattutto in questo momento di crisi generale e non solo dell’industria automobilistica.
“Jaguar e Land Rover potrebbero ricorrere ad ulteriori tagli alla forza lavoro se il Governo britannico non dovesse intervenire con un sostegno economico” ha detto Ratan Tata, il Presidente del Gruppo indiano in una intervista alla BBC. “In caso contrario difficilmente potranno portare avanti i progetti previsti e scatteranno altri esuberi”.
Il problema è che le autorità inglesi non possono erogare il finanziamento a Jaguar e Land Rover perché considerate compagnie private. Anche se il Governo ha da poco concesso 27 milioni di sterline alla Land Rover per aiutarla a sviluppare il piccolo sport utility LRX. Altri finanziamenti potrebbero arrivare dalle banche britanniche e la Banca Europea di Investimento, la BEI.
L’acquisizione di Jaguar e Land Rover tarda così a dimostrarsi un buon affare per l’imprenditore indiano, costretto dalla crisi ad annunciare un bilancio in rosso nel terzo trimestre fiscale (ottobre-dicembre). Lo scorso anno le vendite complessive dei due marchi hanno registrato una flessione del 12% fermandosi a 251.590 vetture.
Nel corso dell’anno Land Rover intanto equipaggerà tutte le Freelander a gasolio abbinate alla trasmissione manuale con il suo nuovo sistema Stop/Start. Il dispositivo consentirà a queste versioni di diminuire le emissioni di CO2 da 194 a 179 g/km e di limitare i consumi nel traffico urbano che scenderanno da 7,5 a 6,8 litri/100 km.