Cinque mesi per passare
dal foglio di carta alla realizzazione di una concept car. Quanti ancora per
arrivare alla produzione? Sulla seconda domanda in Audi non si sbottonano
ancora, ma sulla prima sono ben contenti di raccontare come è andata. Ecco, con
uno stile un po’ romanzato, come l’Audi è arrivata a costruire la spettacolare
e-tron Spyder in pochi mesi e a proporla in un Salone, quello di Parigi, dove
l’apprezzamento del pubblico è stato tale da mettere ora in difficoltà il
management Audi su una eventuale messa in produzione. Uno spaccato di vita
aziendale che mostra anche come si procede in una azienda tesa a mantenere la
sua leadership nel tempo programmando sia a breve sia a lungo temine, come si
conviene quando in gioco c’è la conquista di nuovi mercati e la sopravvivenza
in un futuro anche lontano.
“Alla periferia di Ingolstadt, l’edificio rettangolare dalla facciata
grigia, come altre migliaia nelle periferie di ogni città, è uno dei luoghi
dove si sta progettando il futuro dell’automobile. All’interno, infatti, due
designer e quattro modellisti sono al lavoro
intorno a un blocco marrone di plastilina industriale. Il frutto del loro
impegno anticipa il nuovo corso stilistico della Audi: questo è il luogo in cui
è stata creata la show car Audi e-tron Spyder.
Le facce sono tese, gli sguardi scorrono ancora un’ultima volta i dati
sugli schermi. Il “click” decisivo mette fine all’attesa e aziona le frese
montate su due enormi bracci meccanici. Dando forma ai dati inseriti nei
computer, per le 18 ore successive queste scaveranno il materiale, uno strato
dopo l’altro, fino a creare la prima metà del modello, in 3 dimensioni e a
grandezza naturale. Un’altra infornata di dati e li macchinari iniziano il
lavoro sull’altra metà.
In questa prima fase indagatoria, i designer lavorano su due diversi
progetti, per rendere più facile comparare i risultati e prendere le necessarie
decisioni. Il disegnatore Audi Frank Lamberty usa strisce di nastro adesivo
nero per disegnare linee perfette. Indietreggia in continuazione, per osservare
il suo lavoro da un altro punto di vista e arrivare a un risultato comparabile
alla produzione di serie: anche le show car, infatti, devono essere Audi sotto
tutti i punti di vista. Se gli si chiede di ripercorrere le fasi di definizione
del design della e-tron Spyder, Lamberty racconta: “Continuavamo a rimbalzare
come palline da ping-pong tra l’eleganza delle imbarcazioni veloci e il modo
radicale di intendere la velocità proprio delle moto nude e della roadster
degli Anni ’60 e ’70. La Audi
e-tron Spyder nasce da questa convergenza carica di suggestioni”.
Mancano tre mesi al Salone di Parigi 2010; Lamberty e il suo Team
stanno lavorando intensamente alla definizione del modello. Il fatto stesso che
possano lavorare su una show car è già di per sé un successo professionale:
come per molti altri designer, lavorare a un prototipo è il sogno di una vita.
“Il bello di una show car è proprio il fatto che le idee da cui trae origine
sono spesso sviluppate e implementate senza alcuna costrizione tecnica” aggiunge
Wolfram Luchner, uno dei designer Audi che ha lavorato maggiormente alla
definizione della carrozzeria della e-tron Spyder.
Per decidere chi avrebbe dovuto occuparsi del progetto, l’Audi ha indetto un
concorso interno, a cui hanno aderito 17 designer. “Le idee sviluppate erano
audaci e prive di costrizioni, alcune anche radicali. L’ampio respiro dei primi
bozzetti mostra le potenzialità dei nostri disegnatori” commenta Stefan
Sielaff, Responsabile del Design Audi.
Sielaff ha scelto inizialmente 4 team, che hanno avuto 2 settimane per
dare un’indicazione precisa della direzione in cui intendevano muoversi. Il passo
successivo è stata la trasformazione di due progetti in modelli
tridimensionali. Per la scelta dei due progetti finalisti, i team hanno potuto
proiettare i loro lavori al computer sui grandi schermi dello studio di design.
Ciò che fino a poche settimane prima era solo uno schizzo, ora dominava
tridimensionalmente la stanza.
La decisione finale non è stata semplice: il progetto vincente avrebbe
dovuto catturare l’attenzione di migliaia di visitatori al Salone. Per valutare
forme e colori nel migliore dei modi, si è quindi deciso di sfruttare la luce
del sole. I designer hanno costruito silhouette in scala 1:1 delle loro
proposte e le hanno posizionate in pista. La scelta definitiva è arrivata
valutando il soggetto in condizioni reali e da una distanza di circa 100 metri. Il risultato è
una sportiva aperta, caratterizzata da un parabrezza avanzato e arcuato come la
visiera di un casco, a raccontare la velocità nella sua forma più pura.
Designer e tecnici ora devono lavorare a stretto contatto, tagliati
fuori dal resto del mondo e protetti da un sistema d’allarme per tenere lontani
gli intrusi. Il reparto tecnico aveva sviluppato in precedenza la piattaforma
meccanica della Audi e-tron Spyder. I due team devono lavorare sul modello di
plastilina, misurando, discutendo e valutando ogni possibile disallineamento.
Pochi centimetri di differenza possono significare la totale incompatibilità
tra meccanica e carrozzeria.
Nelle prima fase gli ingegneri decidono il design strutturale,
definendo 10 punti “caldi” che i designer non possono assolutamente alterare.
Tutto il resto, invece, potrà essere negoziato alla ricerca del miglior
compromesso.
E visto che il design non sempre segue i dettami tecnici, certe
negoziazioni non sono certo facili. “La libertà nel tratto è l’elemento che
rende tanto attraenti le show car” dice Luchner. “Tengo sempre a mente l’idea
originaria di un progetto, cercando di migliorarla con i minori cambiamenti
possibili”. D’altra parte, a volte occorre sottostare alla volontà dei tecnici.
Una show car, per quanto costruita utilizzando in gran parte pezzi unici, deve
soddisfare tutti i requisiti tecnici per poter essere guidata e fotografata in
movimento.
Mentre alcuni si dedicano alle rifiniture delle maniglie sulle
portiere, designer e ingegneri si concentrano sui cerchi. La struttura di
alluminio e carbonio ricorda da vicino la forma di una turbina e la delicatezza
d’insieme l’avvicina a un pezzo da gioielleria. Tutti sono d’accordo nel dire
che su questo punto è stata concretizzata un’idea che pareva impossibile.
Un’idea che non avrebbe potuto essere realizzata nella produzione di serie:
mentre i cerchi delle precedenti show car erano composti da non più di 5 o 6
parti, quelli della e-tron Spyder sono composti da oltre 66 elementi.
Uwe Haller, Responsabile Audi per la costruzione dei prototipi ricorda
che “il design ha fatto da traino e ci è stato chiaro fin da subito che cerchi
del genere non avrebbero mai potuto essere realizzati in un sol pezzo. Ma la
forma era così bella che abbiamo deciso di fare tutto il necessario per
realizzarli e il risultato è perfetto per la Audi e-tron Spyder: contorni affilati e linee
precise, combinando carbonio e alluminio.
Sei settimane prima del Salone di Parigi, le due metà del modello sono
state unite per dare vita a un tutt’uno, adeguatamente verniciato. A prima
vista, il modello di plastilina non sembra diverso da un’automobile reale.
Anche i gruppi ottici e le maniglie sono state modellate fin nei minimi
dettagli. Tutto deve essere perfetto perché il modello servirà per un passaggio
fondamentale, conosciuto come “congelamento” del design, una sorta di avant première della show car. Il
Consiglio di Amministrazione sarà chiamato ad assistere e a dare il proprio
benestare, dopodiché la costruzione della vettura potrà cominciare.
La “pelle” della e-tron Spyder è stata realizzata in fibra di
carbonio, un materiale perfetto per questa show car che è nata in tempi così
brevi. A differenza dell’acciaio e dell’alluminio, infatti, il carbonio è un
materiale che si può modificare fino a un punto molto avanzato del processo
costruttivo.
Gli addetti prima hanno scavano le singole parti come stampi
ricavandoli da un blocco di schiuma rigida, poi hanno applicato il tessuto di
fibra di carbonio, che asciugandosi è diventato rigido. Lo hanno quindi
tagliato, levigato e gli hanno dato la mano di fondo. In questa fase, è
necessaria la massima precisione. Si sta costruendo un’automobile in pezzo
unico, non una semplice show car; e poiché quasi tutte le componenti sono pezzi
unici, rimpiazzare qualche parte a così breve distanza dalla data del debutto è
fuori discussione.
La pressione è enorme, la
Audi e-tron Spyder è ancora un insieme di parti da
assemblare. Almeno dieci addetti lavorano all’unisono alla vettura e
altrettanti lavorano per aiutarli. Le parti vengono fatte combaciare con
tolleranze inferiori al millimetro. La carrozzeria viene quindi incoronata in
grigio, nel reparto verniciatura. L’opera è compiuta”