L'elettromobilità è una parte integrante della strategia aziendale
del BMW Group e per dimostrarlo il Gruppo bavarese ha reso noto il primo
bozzetto della vettura elettrica premium che lancerà sul mercato a partire dal
2013. Una vettura spaziosa, pensata e realizzata per essere una vettura
elettrica (come ha fatto la Nissan con la Leaf e Renault con la Fluence) con
quattro posti disponibili e una autonomia di 160 chilometri.
Una vettura elettrica sviluppata in proprio per rispondere meglio agli standard
BMW in grado di soddisfare le esigenze di mobilità del futuro. Una idea di
futuro avviata con il Project i, alla fine del 2007 con l'obiettivo a lungo
termine di affrontare le sfide future della mobilità individuale con un prodotto
rivoluzionario.
Gli sviluppatori del BMW Group, tuttavia, non hanno cominciato il proprio
lavoro per il Project i partendo da una pagina bianca. Il lavoro di sviluppo
vero e proprio è stato preceduto da una attività di ricerca condotta sulle
questioni della mobilità e sulle future esigenze della clientela. I risultati
hanno costituito le premesse per la nascita del Megacity Vehicle.
Si tratta di un concetto di mobilità che evidenzia il modo in cui il BMW
Group immagina in futuro la mobilità individuale, grazie non solo alle nuove
caratteristiche conferite alla propulsione e all'architettura dell'automobile,
ma anche grazie all'uso di nuovi materiali e di una produzione semplificata.
La storia del Project i inizia nella primavera del 2008 con la MINI E. È così
che il progetto attira per la prima volta anche l'attenzione del grande
pubblico. La MINI E con un'autonomia media di 150 km e una potenza di 204 CV
non si è limitata a definire nuovi canoni tecnici, ma svolge dal primo momento
un importante lavoro pionieristico. L'obiettivo dello sviluppo era quello di
consegnare la MINI E nelle mani della clientela al più presto possibile per
poter ottenere direttamente dagli utenti preziose conoscenze relative all'uso
quotidiano di un veicolo elettrico. Dalla metà del 2009 negli Stati Uniti, in
Gran Bretagna e Germania ci sono già clienti che guidano la MINI E e che con le
loro esperienze contribuiscono attivamente all'evoluzione di una mobilità a
zero emissioni.
In Bmw sostengono che i primi risultati del testing a Berlino e negli Stati
Uniti evidenziano che oltre il 90% dei partecipanti non si è sentito limitato
nel proprio comportamento di guida dall'autonomia media di 150 km. Anche i
tempi di ricarica, contrariamente alle aspettative, non rappresentano una
limitazione per i clienti. Nel complesso, il comportamento di chi guida la MINI
E si distingue solo marginalmente dal comportamento di utenti di MINI Cooper e
BMW 116i. Tutti sottolineano che è molto divertente guidare una MINI E.
Il piacere di guidare e l'elettromobilità non si escludono in alcun modo, ma
si conciliano perfettamente. Gli esiti degli studi lasciano intendere che un
Megacity Vehicle con un'autonomia lievemente superiore e una maggiore
spaziosità è in grado di soddisfare praticamente al 100% le esigenze di
mobilità degli abitanti dei grandi centri urbani.
Il motore concepito appositamente per la prima BMW a propulsione
esclusivamente elettrica eroga 125 kW/170 CV e mette a disposizione una coppia
massima di 250 Nm. Il propulsore elettrico ricava la propria energia da
accumulatori agli ioni di litio, anch'essi di concezione completamente nuova,
che consentono un'autonomia di circa 160 km nell'uso quotidiano. Sulla base di
questo studio concettuale, presentato nel dicembre 2009, nel 2011 il BMW Group
intende consegnare nelle mani della clientela un'altra flotta di autovetture
elettriche di prova. Questo testing servirà ad approfondire le nozioni già
acquisite in merito all'uso quotidiano di autovetture con propulsore elettrico
e a fornire ulteriori conoscenze in merito ai desideri della clientela.
Con il Megacity Vehicle (MCV) il BMW Group propone una nuova soluzione per
la mobilità sostenibile in ambiente urbano che verrà lanciata sul mercato già
nel 2013 con un sottomarchio BMW. L'MCV dispone di un propulsore di nuova
concezione e di un'architettura rivoluzionaria che coniuga costruzione leggera,
funzionalità ottimizzata dello spazio e massima resistenza all'urto.
"In futuro il comparto premium sarà dominato dalla casa automobilistica
che sarà in grado di superare la concorrenza con una produzione improntata alla
massima efficienza e al minor consumo di risorse e di offrire ai propri clienti
le soluzioni più avanzate ed "emozionali" per una mobilità
individuale ecologica. Il BMW Group intende assumere questo ruolo di precursore
anche per il futuro" sostengono a Monaco di Baviera. E in una nota di
accompagnamento alla presentazione del Megacity Vehicle esprimono anche il Bmw
pensiero sull’auto elettrica, che riportiamo qui di seguito.
"La possibilità di muovere vetture con energia elettrica dischiude
prospettive di mobilità completamente nuove. Le vetture elettriche non si
limitano a consentire uno spostamento locale esente da emissioni e silenzioso,
ma convincono anche con un'esperienza di guida molto agile e completamente
nuova. Il propulsore elettrico del BMW Group per il Megacity Vehicle offre una
potenza molto superiore a 100 kW. La sua particolarità, tuttavia, è che in
questo caso la coppia del motore è interamente disponibile dal momento dell'accensione
e non deve essere sviluppata dal numero di giri del motore, come invece accade
per i propulsori a scoppio.
L'alta coppia disponibile già a vettura ferma assicura alle automobili
elettriche una particolare agilità, garantendo valori di accelerazione
impressionanti. L'alto numero di giri utile superiore a 12.000 giri/min
consente un'erogazione della coppia senza interruzione a tutti i regimi. Questo
significa che, con un solo rapporto, una vettura elettrica può accelerare da
ferma direttamente alla velocità massima.
Una vettura con propulsore elettrico, tuttavia, non offre semplicemente un
comportamento su strada gradevole. La macchina elettrica dispone di una densità
di potenza superiore rispetto a un motore a scoppio. Questo significa che in un
motore elettrico è possibile tradurre e implementare la stessa potenza in uno
spazio più ridotto. Viene meno anche l'esigenza di integrare un sistema di
scarico o un complesso circuito dell'aria di ricircolo. Pertanto è possibile
integrare il gruppo propulsore compatto in modo ottimale nell'architettura del
veicolo. Le dimensioni e i pesi dell'accumulatore di energia, tutt'oggi
ineliminabili, limitano tuttavia questo vantaggio: le vetture elettriche
necessitano di uno spazio dedicato per alloggiare l'accumulatore di energia
relativamente voluminoso. La conversione dalla propulsione a scoppio a quella
elettrica altro non è che una soluzione provvisoria e non rappresenta la
risposta definitiva alle problematiche dell'elettrificazione della catena
cinematica.
Il cuore della propulsione elettrica è costituito dal motore elettrico con
la relativa elettronica di potenza che trasforma l'energia elettrica in energia
cinetica. Detto in parole povere, l'ultima generazione del motore elettrico del
BMW Group consiste in uno statore tubolare fissato rigidamente
all'alloggiamento e in un cilindro girevole all'interno dello statore, ossia il
rotore, che è collegato con il rapporto di cambio e quindi con le ruote
motrici. Nello statore vengono alloggiate le bobine in cui è possibile generare
un campo magnetico grazie al flusso di corrente. Sul rotore, viceversa, si
trovano uno o più magneti con polarità fissa. Inserendo la corrente elettrica,
il polo sud del campo magnetico generato nello statore, figurativamente
parlando, attrae il polo nord del magnete del rotore.
Tuttavia, il polo sud passa alla fase successiva prima che il polo nord del
rotore raggiunga il polo sud dello statore. Ne consegue che anche il rotore
ruota ulteriormente "rincorrendo" il cambiamento dei campi magnetici
sullo statore. Con il proprio moto rotatorio, il rotore trasmette l'energia
meccanica necessaria per la spinta propulsiva. Il presupposto base per un
motore elettrico funzionante e per una capacità prestazionale ottimale è la
corretta rotazione dei campi magnetici sullo statore. Questo importante compito
viene svolto da una speciale unità di comando: l'elettronica di potenza, che
garantisce l'ulteriore inserzione del campo magnetico alla velocità richiesta e
con la corretta intensità di campo. In questo modo assicura che il rotore ruoti
al numero di giri richiesto, erogando la coppia desiderata.
Per poter mettere in moto il motore di una vettura elettrica occorrono
correnti molto alte. Per ogni fase si inseriscono correnti di intensità fino a
400 Ampere, il che equivale grosso modo a 25 volte la corrente massima di una
presa domestica. Anche le tensioni si raddoppiano quasi rispetto
all'alimentazione elettrica tradizionale dei normali utilizzatori, arrivando
anche a 400 Volt. Per accumulare questa energia e metterla a disposizione in
caso di necessità, viene utilizzato un gran numero di celle batteria collegate
in serie, che vengono suddivise in unità modulari più piccole. Nell'ambito
dello sviluppo e della progettazione dell'accumulatore di energia e anche del
sistema ad alta tensione della vettura, era importante garantire prima di tutto
la sicurezza dei passeggeri. Per questo sono state introdotte numerose misure
di sicurezza relative all'accumulatore di energia e al sistema ad alta tensione
in grado di assicurare la protezione ottimale dei passeggeri. Approfonditi test
di sicurezza dimostrano che vengono soddisfatti tutti i requisiti di legge e
gli standard interni relativi ai crash test.
Il futuro dell'elettromobilità sta soprattutto nell'evoluzione
dell'accumulatore di energia. Gli sviluppatori BMW lavorano quindi alacremente
alla costruzione di un accumulatore più compatto, meno costoso e più leggero.
Ma il primo obiettivo è soprattutto quello di generare il maggiore quantitativo
possibile di energia per raggiungere un'autonomia superiore. Attualmente,
infatti, la densità energetica dell'accumulatore di energia di una vettura
elettrica non è ancora paragonabile a quella di un serbatoio di carburante
pieno. Una batteria da 22 kWh contiene un equivalente energetico di circa 2,5
litri di benzina super. In proporzione i valori di autonomia possibili al
momento sono più ridotti.
Un motore elettrico, tuttavia, lavora in modo più efficiente: grazie al
rendimento notevolmente superiore (fino al 96%) – nel migliore dei casi un
motore a combustione raggiunge il 40% – il motore elettrico con energia
limitata arriva parecchio più in là di una vettura con motorizzazione analoga
equipaggiata con motore a scoppio. Grazie all'efficienza straordinariamente
elevata, per il 90% dei clienti l'autonomia attualmente raggiunta è già
sufficiente e rende la vettura adatta all'uso di tutti i giorni. Lo confermano
i risultati di studi di utilizzo con la MINI E.
La problematica centrale della mobilità elettrica rimarrà, tuttavia, anche
in futuro la seguente: come riuscire a incrementare ulteriormente l'autonomia.
Su questo punto gli sviluppatori lavorano in due direzioni. Il provvedimento
più importante è quello di ridurre il più possibile il peso della vettura
ricorrendo rigorosamente alla costruzione leggera e all'utilizzo intelligente
dei materiali. Questo viene realizzato per quanto possibile anche nell'ambito
del propulsore. Ugualmente concepibile è un aumento della capacità della
batteria. Il sovradimensionamento della batteria, tuttavia, renderebbe la
vettura più pesante, tornando a limitare l'autonomia. Pertanto, si cerca di
sfruttare meglio la capacità disponibile della batteria.
A questo scopo, da un lato le batterie vengono scaricate il più possibile,
dall'altro si cerca di ridurre il più possibile il consumo energetico durante
la marcia con l'ausilio di regolatori di carica intelligenti, un'ottimizzazione
della temperatura operativa della batteria in base alle necessità e strategie
di utilizzo efficienti. Questo include anche misure per il controllo efficiente
dei sistemi di climatizzazione e riscaldamento, illuminazione e Infotainment. A
lungo termine il futuro risiede, tuttavia, nell'evoluzione dell'accumulatore di
energia fino al raggiungimento di una densità energetica superiore.
Un provvedimento speciale per l'incremento dell'autonomia è rappresentato
dal cosiddetto "Range Extender": un motore a scoppio produce corrente
mediante un generatore al fine di ricaricare la batteria in marcia oppure di
mantenerla ad un livello di carica costante. In questo modo è possibile
ottenere un'autonomia supplementare considerevole. Dal momento che a bordo è
già presente una vera e propria macchina elettrica, questo motore a scoppio può
essere relativamente piccolo.
Con 20 - 30 kW di potenza elettrica, il Range Extender mette a disposizione
energia sufficiente per poter conservare il profilo di marcia desiderato.
Grazie alla potenza modesta del motore alternativo si ottiene, inoltre, un
consumo di carburante relativamente basso. Sebbene sia assolutamente plausibile
come soluzione a breve termine per l'incremento dell'autonomia, a più lunga
scadenza gli sviluppatori del BMW Group puntano chiaramente sull'evoluzione
della tecnologia della batteria. La forte accelerazione cui si assiste nel
campo della tecnologia dell'accumulatore di energia automotive, ci induce a
prevedere ulteriori balzi in avanti in questo settore.
Muovere una vettura con energia elettrica non significa semplicemente
sostituire il motore a scoppio con un propulsore elettrico. L'elettrificazione
di una vettura è indissolubilmente legata a costose rielaborazioni di tutta la
carrozzeria in quanto i componenti elettrici del propulsore impongono criteri
del tutto nuovi per gli spazi all'interno del mezzo meccanico. Il lavoro di
sviluppo sui progetti MINI E e BMW Concept ActiveE ha ben presto mostrato che
le Conversion Cars – ossia vetture concepite per il funzionamento con motore a
scoppio e che sono state riconvertite per il funzionamento ad energia elettrica
– non consentono soluzioni ottimali a lungo termine per le esigenze
dell'elettromobilità.
Queste vetture sono state e sono tuttora molto importanti per raccogliere
informazioni sull'uso e il funzionamento delle vetture elettriche, ma
l'integrazione di un propulsore elettrico in un ambiente automotive estraneo
non sfrutta idealmente il potenziale dell'elettromobilità. Le Conversion Cars
sono relativamente pesanti e l'alloggiamento dei moduli batteria, pesanti e
ingombranti, nonché la speciale elettronica del propulsore sono complessi da
progettare, dal momento che i fattori costruttivi all'interno delle vetture si
basano su presupposti del tutto differenti.
Era quindi necessario sviluppare un nuovo concetto di carrozzeria, che
trattasse in modo mirato tutte le particolarità tecniche di un propulsore
elettrico e, inoltre, gestisse in modo ottimale tutti i requisiti importanti
per la sicurezza. Ma come deve essere la struttura razionale e funzionale della
carrozzeria di una vettura elettrica?
Una carrozzeria oggi non deve più essere solo stabile, deve essere
soprattutto anche leggera. La costruzione leggera è di grande importanza
soprattutto per le vetture con propulsore elettrico perché, accanto alla
capacità della batteria, il fattore limitante dell'autonomia è il peso della
vettura. Più leggera è una vettura, più grande è l'autonomia – solo perché il
mondo del motore elettrico deve mettere e mantenere in movimento una massa
inferiore. Con l'accelerazione ogni singolo chilogrammo si traduce in modo fin
troppo evidente in un'autonomia inferiore, ed è proprio in città, l'ambiente di
utilizzo principale di una vettura elettrica, che a causa dell'elevata
incidenza del traffico occorre accelerare più spesso.
Accanto a una portata superiore, un peso della vettura inferiore comporta
inoltre prestazioni di guida sensibilmente migliori. Infatti, una vettura
leggera accelera più rapidamente, percorre le curve con maggiore agilità e
arriva prima all'arresto in frenata. La costruzione leggera consente quindi
livelli superiori di piacere di guida, agilità e sicurezza. Inoltre, grazie
alla massa accelerata inferiore, le strutture per l'assorbimento dell'energia
in caso di impatto possono essere ridotte, il che ancora una volta incide sulla
riduzione del peso.
Pertanto, occorre da subito contenere al massimo il peso complessivo di una
vettura elettrica. Ciononostante, come si può immaginare, i presupposti
correlati alla tipologia costruttiva sono sfavorevoli: in una vettura elettrica
la catena cinematica pesa notevolmente di più rispetto a quella di
un'automobile con motore a scoppio, incluso serbatoio pieno. Quindi il
propulsore elettrico, batteria inclusa, pesa circa 100 kg in più. Questo è
dovuto soprattutto al peso della batteria. Per compensare questo svantaggio, il
BMW Group punta su una costruzione leggera rigorosa e su un uso innovativo dei
materiali. A seconda delle esigenze e dell'area di impiego, per ciascun
componente gli ingegneri del BMW Group sfruttano il materiale in modo ottimale.
Ed effettivamente gli sviluppatori sono riusciti a fare in modo che l'ingombro
della batteria nel complesso "pesi relativamente".
La costruzione con materiale leggero è un fattore di forte agevolazione
dell'elettromobilità, dal momento che è in grado di compensare gli svantaggi
causati dal peso dell'accumulatore d'energia.
Eppure la costruzione leggera è solo una, seppur molto importante, delle
sfaccettature del lavoro di sviluppo nella moderna costruzione della
carrozzeria. Con l'elettrificazione completa di una vettura gli ingegneri del
BMW Group sfruttano ora la possibilità di ripensare completamente
l'architettura dell'automobile e di adattarla ai requisiti e alle condizioni
della mobilità di domani. Con il concetto LifeDrive hanno creato un'idea
rivoluzionaria di carrozzeria nel Purpose Design, che si orienta in modo
coerente all'obiettivo e al campo di utilizzo successivi della vettura e che ha
in serbo un utilizzo innovativo dei materiali.
Analogamente a quanto accade per le vetture con struttura costruttiva a
telaio, il concetto del LifeDrive è composto da due moduli orizzontali
indipendenti. Il modulo "Drive", lo chassis, costituisce la base
stabile e integra batteria, propulsore e funzioni strutturali e anticollisione
di base in un'unica struttura. La controparte, il modulo "Life",
consta essenzialmente della cella ad alta resistenza e ultraleggera in
materiale plastico rinforzato con fibra di carbonio (CFRP). Con questo concetto
innovativo, il BMW Group attribuisce una dimensione completamente nuova a
tematiche come la costruzione leggera, l'architettura del veicolo e la
sicurezza in caso di collisione.
Il modulo Drive coniuga in sé svariate funzioni sulla base di una struttura
portante in alluminio, stabile e leggera: si tratta della carrozzeria di base
con scocca, elementi di protezione da collisione, accumulatori di energia e
unità di propulsione, tutto in uno. Con circa 250 kg e dimensioni analoghe a
quelle di un materasso per bambini, l'accumulatore di energia è l'elemento
trainante del design integrativo e funzionale del modulo Drive. Nella
concezione in un primo momento si è mirato a integrare la batteria, in quanto
fattore costruttivo ingombrante e importante della vettura elettrica, in modo
da risultare sicura sia per il funzionamento che anche in caso di collisione
all'interno della struttura del veicolo.
Il modulo Drive si suddivide quindi in tre parti. La parte centrale alloggia
la batteria, circondandola in sicurezza con resistenti profili in alluminio. Le
due strutture anticollisione attive dell'avantreno e del retrotreno assicurano
la necessaria zona deformabile in caso di impatto frontale o posteriore. Sul
modulo Drive si trovano anche componenti dell'unità elettrica di propulsione e
numerosi componenti del telaio. Dal momento che complessivamente il propulsore
elettrico presenta una struttura molto più compatta rispetto a un motore a
scoppio analogo, motore elettrico, cambio, elettronica di potenza e assali
possono venire alloggiati mediante soluzioni raffinate e in uno spazio molto
contenuto.
Il concept del LifeDrive viene completato dal modulo Life, la cellula
dell'abitacolo che si appoggia alla struttura portante del modulo. La grande
particolarità consiste nel fatto che il modulo Life è realizzato essenzialmente
in plastica rinforzata in fibra di carbonio – in breve CFRP. L'uso di materiale
hightech in quest'ordine di grandezza per la produzione in grande serie di
un'automobile non ha precedenti, l'uso estensivo del CFRP fino ad ora è apparso
ancora troppo caro, la lavorazione e la produzione non sufficientemente
flessibili.
Ma dopo oltre 10 anni di intenso lavoro di ricerca e ottimizzazione dei
processi, ora il BMW Group è l'unica casa automobilistica a disporre
dell'esperienza di produzione necessaria per utilizzare il CFRP nella
produzione di grandi serie. Rispetto all'acciaio il CFRP presenta numerosi
vantaggi, è molto stabile ma allo stesso tempo estremamente leggero. A parità
di resistenza, risulta quindi circa del 50% più leggera dell'acciaio. Viceversa
l'alluminio rispetto all'acciaio consentirebbe di risparmiare "solo"
un 30% del peso. Il CFRP è quindi il materiale più leggero utilizzabile nella
costruzione della carrozzeria senza penalizzare la sicurezza.
Mediante l'uso estensivo del materiale hightech, il modulo Life diventa
molto leggero, consentendo un'autonomia superiore e al contempo prestazioni di
guida migliori. A ciò si aggiunge che il comportamento in strada ne trae
evidenti vantaggi: l'elevata rigidità del materiale rende l'esperienza di guida
più diretta, anche le manovre rapide possono essere realizzate senza problemi.
Contemporaneamente, il CFRP consente un comfort di guida superiore, in quanto
la carrozzeria rigida ammortizza perfettamente le sollecitazioni. Quindi in
marcia non si verificano vibrazioni di disturbo, nulla si scuote od oscilla.
Eppure il modulo Life non si limita ad essere molto leggero, ma consente di
percepire e strutturare l'abitacolo di un'autovettura in modo del tutto nuovo.
Grazie all'integrazione di tutti i componenti del propulsore nel modulo Drive
viene a mancare l'ingombrante tunnel cardanico finora necessario nell'abitacolo
attraverso il quale la forza motrice veniva trasferita alle ruote posteriori.
In questo modo a parità di passo il Megacity Vehicle (MCV) offre uno spazio
notevolmente superiore per i passeggeri. Questa nuova struttura consente anche
l'integrazione di nuove funzionalità, permette nuovi livelli di libertà
nell'architettura e quindi l'opportunità di adattare l'abitacolo in modo
ottimale alle esigenze della mobilità urbana.
Come materiale per la costruzione della scocca di un'autovettura, il CFRP
presenta numerosi vantaggi: il materiale è straordinariamente resistente alla
corrosione. Non arrugginisce ed è pertanto notevolmente più longevo del
metallo. Possono essere eliminati costosi provvedimenti di protezione dalla
corrosione. Inoltre, il CFRP rimane stabile in presenza di qualsiasi condizione
climatica.
Il segreto di questo materiale ad alta resistenza sono le fibre di carbonio,
per la loro caratteristica di altissima resistenza allo strappo nel senso della
lunghezza. Trasformandole in roving e immergendole in materiale plastico
(matrice plastica), si ottiene un materiale composito fibrorinforzato CFRP. In
stato asciutto, esente da resina, è possibile lavorare il CFRP praticamente
come fosse un tessile, il che mantiene molto flessibili le possibilità offerte
dalla modellazione. Solo mediante l'indurimento della resina iniettata nel
tessuto il collegamento riceve la propria forma finale rigida e diventa quindi
almeno altrettanto stabile dell'acciaio – e questo pure in presenza di un peso
notevolmente inferiore.
L'elevata resistenza allo strappo lungo le fibre consente, inoltre, di
ottenere miratamente strutture ad alta resistenza nel loro senso di carico. Per
far questo le fibre vengono ordinate all'interno del componente sulla base
delle curve dei carichi. Sovrapponendo il senso delle fibre è anche possibile
realizzare componenti resistenti ai carichi in più direzioni. Ne consegue che i
componenti possono essere progettati in modo molto più efficiente ed efficace che
con qualsiasi altro materiale ugualmente sollecitabile in tutte le direzioni,
come può essere il metallo. Con questo metodo è possibile ridurre ancora una
volta materiale e peso per conseguire nuovi potenziali di risparmio: grazie
alla minore massa accelerata in caso di impatto, si possono ridurre le
strutture per l'assorbimento dell'energia ancora una volta a favore di un
contenimento del peso.
Il CFRP offre la possibilità di costruire una scocca molto leggera senza
dover scendere a compromessi su comfort e sicurezza.
Accanto alla costruzione leggera, anche la sicurezza dei passeggeri ha
giocato un ruolo importante nello sviluppo del concetto LifeDrive. Gli attuali
requisiti di una carrozzeria in caso di incidente sono molto elevati, dato che
occorre tener conto di numerosi scenari di impatto. Normalmente questo pone lo
sviluppatore di fronte a sfide importanti proprio nell'utilizzo di nuovi
materiali. La combinazione di materiali del modulo Drive in alluminio con il
CFRP della cella di sopravvivenza del modulo Life ha superato tutte le
aspettative già nei primi test, dimostrando chiaramente che costruzione leggera
e sicurezza non si trovano in contraddizione!
Costruzione leggera non significa necessariamente "non sicura", al
contrario: il concetto LifeDrive nei crash test ha dimostrato di essere in
parte addirittura superiore alle strutture attuali.
Grazie alla caratteristica di riuscire ad assorbire un'enorme quantità di
energia con un'elevata resistenza, il CFRP è molto poco sensibile al
danneggiamento. Subisce a malapena deformazioni, persino ad alte velocità
d'impatto. In questo modo, in analogia al cockpit di una Formula 1 il materiale
estremamente rigido garantisce uno spazio di sopravvivenza ad alta stabilità.
Oltre a questo, in caso di impatto frontale o posteriore la scocca rimane
intatta e le portiere continuano ad aprirsi senza alcun problema anche dopo
l'impatto.
La capacità di assorbimento di energia del CFRP è straordinaria.
L'impressionante comportamento del CFRP rispetto alla sicurezza si evidenzia
soprattutto nel caso di impatti con pali e urti laterali. Nonostante le forze
elevate, in parte ad azione puntiforme, il materiale si ammacca a mala pena. I
passeggeri godono di una protezione eccellente. Ne segue che il CFRP è
idealmente destinato all'uso nelle zone laterali della vettura, dove ogni
centimetro di abitacolo intonso è prezioso.
Per distruggere il CFRP servono forze molto elevate oppure accelerazioni
molto alte. Molto più di quanto si potrebbe pensare a un primo sguardo. Certo,
il CFRP non è sollecitabile all'infinito. Se le forze agenti superano i limiti
della resistenza del materiale, l'accoppiamento delle fibre si sfalda in modo
controllato nei singoli componenti.
Anche il nuovo modulo Drive è stato concepito e strutturato miratamente per
requisiti di impatto elevati. Un'ulteriore sicurezza viene garantita in questi
casi da strutture attive in alluminio nell'avantreno e nel retrotreno della
vettura. In caso di impatto frontale o posteriore assorbono la gran parte
dell'energia in gioco. Per offrirle il massimo della protezione, la batteria
viene alloggiata nel sottoscocca. Sotto il profilo statistico, in caso di
impatto un veicolo in questo punto deve assorbire la quantità in assoluto
minore di energia, di conseguenza in questa zona subisce poche deformazioni.
Inoltre, posizionando la batteria nel sottoscocca gli sviluppatori del BMW
Group ottengono un baricentro basso ottimale, che rende la vettura molto agile
e le impedisce di capottarsi.
In caso di impatto laterale la batteria beneficia anche delle
caratteristiche antideformazione del modulo Life, dal momento che le forze
vengono intercettate già tutte qui e non arrivano all'accumulatore d'energia.
Mediante il mix dei materiali utilizzato, ossia alluminio nel modulo Drive e
CFRP nel modulo Life, la batteria rimane perfettamente protetta anche nella
zona dei battitacchi.
Nel complesso, la cella di sopravvivenza in CFRP ad alta resistenza in
combinazione con la distribuzione intelligente delle forze nel modulo LifeDrive
costituisce il presupposto essenziale per una protezione ottimale dei
passeggeri. In questo modo il mix di materiali nel modulo LifeDrive è più
sicuro di una scocca autoportante in acciaio. Il potenziale che ancora si
nasconde nel materiale CFRP e nella combinazione con altri materiali viene
illustrato per mezzo del testing. Già in questa fase sicuramente ancora
iniziale, il materiale riesce a ottenere risultati migliori di altri materiali
che si trovano in uno stadio decisamente più avanzato.
La plastica rinforzata con fibra di carbonio (CFRP) è difficilmente
paragonabile ad altri materiali. Si tratta di un materiale composito del tutto
particolare che possiede numerose caratteristiche positive in una combinazione
unica. Il CFRP consiste in una fibra di carbonio immersa in una matrice di
plastica (resina). Il materiale in questo modo risulta estremamente stabile e
allo stesso tempo molto leggero; di conseguenza, a parità di funzione, pesa
circa il 50 percento in meno dell'acciaio. Inoltre, il materiale resiste alla
corrosione, agli acidi e ai solventi organici ed è quindi notevolmente più
longevo del metallo. A ciò si aggiunge che rimane stabile a tutte le condizioni
climatiche e si deforma a malapena anche in presenza di elevate oscillazioni
termiche.
Oltre a ciò, il CFRP possiede un'impressionante capacità di assorbimento
dell'energia ed è quindi molto difficile da danneggiare. Il CFRP è il materiale
più leggero utilizzabile nella costruzione della carrozzeria senza penalizzare
la sicurezza. Il segreto di questo materiale ad alta resistenza è la fibra di
carbonio, la quale, essendo molto resistente allo strappo, sopporta notevoli
sollecitazioni nel senso della fibra. Questa speciale caratteristica consente
una calibrazione delle caratteristiche dei componenti adeguata al carico da
sopportare. Come la natura, che distribuisce il materiale nelle ossa o nelle
piante solo laddove è veramente necessario, gli esperti dispongono le fibre
nella dovuta quantità nella direzione di quello che sarà il successivo senso di
applicazione dei carichi. Con questo sistema il componente viene concepito
esattamente in base alle successive esigenze e allo stesso tempo resta molto
leggero.
Mediante l'intenso sviluppo dei materiali e dei processi, negli ultimi
dieci anni il BMW Group ha acquisito una competenza molto elevata nei processi
di produzione specifici del CFRP, nell'utilizzo mirato degli utensili e
nell'ottimizzazione dei tempi di ciclo. Gli specialisti del BMW Group sono
riusciti a perfezionare e automatizzare il processo di produzione dei
componenti in CFRP presso lo stabilimento di Landshut in modo tale che ora, per
la prima volta, è possibile produrre in grande serie, in modo economicamente
efficiente e con alto livello di qualità, anche i componenti per carrozzeria in
materiali rinforzati con fibra di carbonio. Già nel 2003 presso il BMW Group è
iniziata una nuova generazione della produzione di serie CFRP: ultramoderna e
con tempi ciclo molto brevi.
Il punto di partenza della produzione del CFRP è il cosiddetto
"precursor", una fibra tessile in poliacrilonitrile. Questa fibra,
tra l'altro, si trova anche in prodotti tessili in pile. In un complesso
processo multifase, a svariate condizioni di temperatura e pressione, tutti gli
elementi delle fibre vengono separati in forma gassosa fino ad ottenere una
fibra sottile appena sette micrometri con una struttura grafitica costituita
praticamente quasi solo da carbonio puro. Con 0,007 millimetri il diametro di
queste fibre corrisponde ad appena un decimo del diametro di un capello umano.
Successivamente circa 50.000 di questi filamenti singoli vengono riuniti nei
cosiddetti "roving" o "heavy tow" per l'ulteriore utilizzo
- ad es. trovano impiego anche nelle grandi pale dei rotori degli impianti
eolici. Dal fascio di fibre vengono quindi lavorati speciali roving di fibra.
Se le fibre venissero tessute, la curvatura che ne deriverebbe penalizzerebbe
nuovamente le loro eccezionali caratteristiche. Solo l'orientamento specifico
delle fibre una accanto all'altra su un piano assicura le caratteristiche
ottimali di un componente CFRP.
Nel cosiddetto processo di preformatura i roving tagliati a misura in base
alle esigenze, ma ancora piani, acquistano il proprio contorno tridimensionale.
Un certo numero di questi pacchetti di strati preformati (preforme) può essere
combinato poi in un componente più grande. In questo modo con il CFRP, ad
esempio, è possibile produrre componenti per carrozzeria altamente integrati e
di grande superficie che altrimenti potrebbero essere realizzati solo in
alluminio o in lamiera d'acciaio con costi notevoli. Nel corso degli anni il
BMW Group ha elaborato una preziosa competenza tecnologica per rendere il
roving ancora flessibile abbastanza maneggevole da consentire alle preforme
grezze di rimanere stabili e al confezionamento di congiungere con estrema
precisione i pezzi grezzi.
Nel passaggio successivo le sovrastrutture preformate vengono addotte
all'iniezione di resina – detta anche impregnatura. Il materiale acquista,
infatti, la propria rigidità e quindi le proprie eccellenti caratteristiche
solo tramite l'unione delle fibre con la resina e il successivo indurimento.
Nel Resin Transfer Moulding (RTM) la resina viene iniettata nelle preforme
sotto alta pressione. L'impregnatura delle fibre con resina è un processo altamente
complesso, carico di requisiti contrastanti. Da un lato, la resina deve
penetrare in ogni punto del materiale in tempo molto breve, bagnando ogni fibra
fino al livello microscopico. Dall'altro lato, la resina deve indurirsi il più
rapidamente possibile, ossia non appena tutto il materiale viene impregnato.
Inoltre, un distaccante deve assicurare che i componenti resinati possano
essere rimossi dagli stampi senza danneggiarli – evitando, tuttavia, di
compromettere il legame tra fibra e resina. Risolvere e realizzare
contemporaneamente queste situazioni contrastanti è molto complesso. In
proposito il BMW Group ha sviluppato concetti di processo, utensili e impianti
propri che risolvono questo conflitto di obiettivi e consentono un'elevata
produttività mantenendo allo stesso tempo un livello elevato di qualità.
Dopo l'iniezione della resina e l'indurimento restano ancora da svolgere
solo i lavori di precisione, come il taglio a misura pulito del contorno del
componente e la realizzazione delle aperture ancora mancanti. Dal momento che
dopo la resinatura il componente CFRP finito già possiede la sua stabilità
completa, e quindi la resistenza, questa lavorazione finale viene affidata ad
un impianto di taglio a getto d'acqua. Contrariamente alle teste di fresatura
convenzionali il taglio a getto d'acqua consente operazioni di troncatura e
trapanatura in assenza di usura. Per garantire il miglior risultato gli esperti
hanno ottimizzato il procedimento specificamente per la lavorazione del CFRP.
Il BMW Group non si limita a ripensare il ciclo del prodotto, tanto è vero
che nel corso del lavoro intensivo con il materiale ha sviluppato fino alla
maturità di serie un sistema di riciclaggio unico al mondo per scarti di
produzione puri. Un sistema che consente di reintrodurre nei processi una
percentuale importante delle fibre. Mediante lo speciale processo di
trattamento si torna ad ottenere un tessile addirittura in grado di coprire il
fabbisogno di fibre primarie. Presso il BMW Group la sostenibilità ecologica
nel settore CFRP non trova espressione semplicemente nel riciclaggio. Già a
partire dalla produzione della fibra di carbonio nell'ambito della joint
venture con SGL ACF (Automotive Carbon Fibers) il BMW Group si assicura che
l'energia necessaria presso lo stabilimento di Moses Lake (USA) sia
esclusivamente di tipo rinnovabile. Lo stabilimento definirà nuovi parametri
anche per quanto riguarda l'efficienza energetica.
Negli ultimi dieci anni tutti i processi, i materiali, gli impianti e gli
utensili sono stati concepiti dagli sviluppatori e dagli esperti CFRP al punto
che ora è possibile una produzione di componenti CFRP in grande serie.
Contestualmente gli specialisti CFRP hanno sempre tenuto sotto controllo
l'intera catena di processo e del valore. Dalla produzione di fibre fino al
riciclaggio, finora il BMW Group ha mantenuto un'influenza non comune su tutti
processi. Perché solo così è possibile garantire la rispondenza agli elevati
requisiti in materia di qualità e cicli di processo.
Attraverso il coerente sviluppo dei processi, degli impianti e dei
collaboratori con l'obiettivo costante dell'approccio di (grande) serie, il BMW
Group ha elaborato una competenza tecnologica senza precedenti. Perché il BMW
Group percepisce il CFRP non solo come applicazione di nicchia, ma anche come
tecnologia avveniristica da applicare nell'industria automobilistica.